Rivalutazione pensioni 2027: nuovo taglio agli aumenti in Legge di Bilancio

Brutte notizie per molti pensionati con assegni pensionistici piu alti. Il disegno di legge di Bilancio 2027, nel testo bollinato del 30 ottobre 2026, definisce all’articolo 55 le regole per la rivalutazione automatica delle pensioni nel 2027. La rivalutazione, detta anche perequazione, è l’adeguamento annuale degli assegni all’aumento del costo della vita e serve a tutelarne il potere d’acquisto.

Il meccanismo di base resta quello dell’articolo 34, comma 1, della legge n. 448/1998. Per il 2027 la manovra conferma un sistema a fasce: l’adeguamento è pieno per le pensioni più basse e si riduce progressivamente al crescere dell’importo. Secondo la relazione tecnica, si tratta di un meccanismo analogo a quello applicato nel 2023.

Si ricorda che il testo potrà essere modificato durante l’esame parlamentare.

Le fasce di rivalutazione e gli aumenti stimati degli assegni

La percentuale di rivalutazione dipende dall’importo complessivo dei trattamenti pensionistici del pensionato, misurato in multipli del trattamento minimo INPS. Per collocare il pensionato in una fascia si sommano tutte le pensioni di cui è titolare.

La relazione tecnica stima un tasso di indicizzazione del 2,8%, in linea con le previsioni del DPFP 2026. 

Su questa base, gli aumenti per fascia sarebbero i seguenti:

Importo complessivo della pensione Quota di rivalutazione Aumento stimato
Fino a 4 volte il minimo INPS 100% 2,8%
Oltre 4 e fino a 5 volte 85% 2,38%
Oltre 5 e fino a 6 volte 53% 1,48%
Oltre 6 e fino a 8 volte 47% 1,32%
Oltre 8 e fino a 10 volte 37% 1,04%
Oltre 10 volte 32% 0,90%

Il tasso del 2,8% è una previsione. Il valore definitivo, visto il recente aumento dell'inflazione potrebbe cambiare e  sarà fissato con decreto ministeriale, e gli aumenti effettivi potranno quindi differire da quelli indicati.

Come si applica la rivalutazione: percentuale sull’intero importo e clausola di salvaguardia

Per le pensioni oltre 4 volte il minimo, la percentuale ridotta si applica all’intero importo del trattamento e non solo alla parte che supera ciascuna soglia.

È questa la differenza tra un sistema “per fasce”, come quello previsto, e un sistema “per scaglioni”, che graduerebbe l’aumento parte per parte.

Il sistema per fasce, però, può creare un effetto paradossale: una pensione appena sopra una soglia, rivalutata con una percentuale più bassa, rischierebbe di diventare inferiore a una pensione appena sotto la soglia. Per evitarlo, la norma introduce una clausola di salvaguardia. Alle pensioni vicine alle soglie l’aumento è garantito fino all’importo che otterrebbe una pensione collocata esattamente sul limite della fascia inferiore, comprensivo della relativa rivalutazione. Superare di poco una soglia non comporta quindi mai un assegno finale più basso.

Platea interessata ed effetti sulla spesa pensionistica

La relazione tecnica fornisce alcuni dati sulla platea. Il monte pensioni stimato per il 2026, al netto di pensioni e assegni sociali, è di circa 344,9 miliardi di euro. Circa il 55% riguarda pensioni complessivamente fino a 4 volte il minimo, che ricevono la rivalutazione piena. Le pensioni oltre 10 volte il minimo, alle quali si applica la quota più bassa, pesano per circa il 6,27%.

Le fasce ridotte producono una minore spesa pensionistica stimata in 1.476 milioni di euro annui per il triennio 2027-2029 al lordo degli effetti fiscali, pari a 885 milioni al netto. Si tratta di risparmi strutturali, che proseguono anche negli anni successivi in misura gradualmente decrescente.